venerdì, 11 settembre 2009 at 01:22
Credo che si possa fare l'amore con una canzone, lasciarsi alle spalle gli errori e non dover mai render conto a nessuno se si è coerenti con se stessi e si ha la coscienza pulita. Credo di non essere schiava di nessuno se non di me medesima. Credo che questo sia il mio posto, perché le cose che non mi vanno bene me le cambio da sola. Credo sia giusto il luogo in cui mi trovo e quello in cui voglio andare, non rimpiango altri tempi, altri ambienti. Poi canticchio qualcosa su Elvis Presley che passava la tv. Lui mi guarda. Io alzo un sopracciglio con sguardo interrogativo.
-Credo che tu sia nata in un'epoca sbagliata.-
-E in quale sarei dovuta nascere?- credevo che avrebbe detto che non sarei mai dovuta nascere per fare una battuta. Essendo mio padre ironizza sempre sul fatto che gli faccio spendere un sacco di soldi.
Però mi guarda ancora più attentamente, -Neglio anni 60. Forse 70.-
Non capisco. Non me lo sono mai chiesto quale fosse il momento più adatto a me. Però, lo sguardo serio di mio padre mi ha dato da pensare. Il suo sguardo che, so, mi conosce bene ha detto che questa epoca non è per me.
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venerdì, 04 settembre 2009 at 02:23
"It's a Mad World"

Ok, alla fine l'ho capita: sono io ad essere impazzita e non il mondo che mi circonda.
Il primo passo per guarire dalla malattia è ammettere di averla.
L'ho fatto... ora potete tornare tutti come prima?




Per piacere?

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venerdì, 28 agosto 2009 at 01:20
La vita è come un video di paperissima:
se non c'è qualcuno che si fa male,
la gente non gode.

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lunedì, 24 agosto 2009 at 16:01
Perché mi assalgono terribili brividi di orrore a leggere questa storia sulle note di Alegrìa. Perché mi prendono ansiosi crampi allo stomaco a leggere questa storia sulle note di Requiem For A Dream.

"Toccò delicatamente il corpo trapassato dai proiettili con la mano sinistra, come se controllasse qualcosa. Senza alcuna emozione. Lui non provava niente, né colpa, né dolore, né pietà... niente. Voleva semplicemente sapere come reagiva un corpo umano dopo che gli avevano sparato. "No", pensò semplicemente "non è stata una cattiva idea averlo voluto sapere". Tolse la mano... e si toccò la tempia sinistra... Chiunque da lontano avrebbe pensato che si stava semplicemente sistemando i capelli. Ma non era così. Lo fece per uno strano sentimento che provava... non dolore, no, ma qualcosa di sfuggente e di raro, che avviene solo qualche volta all'anno. Quando capitava, senza accorgersene, si toccava. Questa sensazione era diventata per lui familiare."
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domenica, 23 agosto 2009 at 10:03
Momenti di (ec)citazioni?
"Non sei il vento e quindi non puoi spostare le nuvole,
ma le tue gambe ti permetteranno comunque di rincorrerle.
Noi che viviamo sulla terra gettiamo in quell'infinita discarica chiamata "cielo"
i sentimenti che non sappiamo dove mettere."

In quel momento ho sentito qualcosa che si spezzava...
Shuya ricordò una frase letta qualche tempo prima, in un romanzo americano (per capire aveva dovuto cercare il significato di molte parole in un dizionario), un tascabile che aveva recuperato in un angolo di in una libreria di seconda mano. "Trovai un amico e lo persi."

No, non hai mai capito
che quella di troppo
sono sempre stata io.

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sabato, 15 agosto 2009 at 04:04

Mi chiamo Luisa, ho vent'anni e ho un problema:

Bevo Latte alla fragola


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venerdì, 07 agosto 2009 at 18:29
E stanotte ho realizzato ancora una volta che non ci sei [Somewhere, over the rainbow]
Cosa si prova ad essere colpiti e cadere in mare? E così da diventare un'onda invisibile? Sembra che abbia visto una fantasma, ma non ha senso una fantasma vivo quando non lo riconosci da morto. Ed è giusto lasciare in vita un uomo felice anche se sbagliato. È giusto far finta che sia stato solo uno scherzo.
Non c'è nessuno che voglia farti realmente del male.
Non c'è nessuno che voglia farti realmente del male.
Non c'è nessuno che voglia farti realmente del male.
Nessuno.
Tranne te.
[Somebody, over the rainbow...]
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lunedì, 20 luglio 2009 at 01:23
Non scrivo più, forse sono diventata troppo grande per farlo. No, non è vero. Passo le giornate qui, sui girasoli di Van Gogh a sfogliare qualche libro tragicomico.
Adesso sono a casa.
Dio, che palle stare a casa.
Non mi sento appartente alle persone che conosco, non lo sono mai stata, ma adesso lo sento di più e mi pesa. Prima ingoiavo il boccone, mi ero abituata ad essere una pennellata nera su di un muro bianco, ma ora è diverso. Ho assaggiato che vuol dire condividere gli stessi interessi, la stessa musica, la semplicità delle cose.
Benvenuta, anima gemella... ti stavo aspettando.
Purtroppo l'estate allunga le distanze e nove mesi non sono abbastanza da saziare una vita senza. E dunque, qui, sui girasoli di Van Gogh, spero in un'estate breve, in cui vedere a stento le persone delle quali mi sono dimenticata, non mi farà male. Non c'è molto che mi lega qui. Non c'è molto che mi leghi ovunque, ma il prossimo sarà l'anno in cui dimostrerò che io posso scegliermi le persone che mi circondano.
Non riesco a stare qui, la gente impazzisce, la gente muore e chi amo, sembra sconfitta.
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