mercoledì, 25 luglio 2007 at 01:26
Ed ecco qui. Scrivo mentre arrivano i messaggi di auguri a raffica. Ed oggi, giorno del mio diciottesimo compleanno posso dire che sono felice. Io che ho sempre odiato il giorno del mio compleanno. Felice perché le persone a cui tengo davvero hanno fatto di tutto per farmi sentire speciale in un giorno speciale, un giorno che altrimenti avrei passato tra i miei pessimistici pensieri. Anche le persone a cui non davo molto credito hanno dedicato sorprendete interesse a questo giorno. Più si avvicinava mezzanotte e più la mia anzia cresceva. Non volevo davvero che arrivasse domani. E gli altri che non facevano altro che ricordarmi quanto mancasse. E alla fine in coro, il conto alla rovescia, io con la testa tra le mani. E quando è esploso un "tanti auguri" unanime li ho visti correre verso di me, ad abbracciarmi e io non capivo che cosa mi stessero dicendo tutti insieme. Mi limitavo a dire in continuazione "grazie, grazie", la vista annebbiata e la mente nell'oblio. Lui che mi mette un braccio intorno alle spalle e mi sussurra "aguri, tesoro mio". Dopo il caos iniziale sono venuti in fila indiana per far fare gli auguri veri e propri e iniziava quasi una gara per chi voleva essere tra i primi e per chi voleva essere l'ultimo. Abbracci stretti. Sentivo quasi che tutti e ripeto tutti avessero pensieri da dedicarmi. Sembrava che aspettassero tutti la mezzanotte per me e infatti dopo gli ultimi rintocchi del campanile se ne sono andati piano piano. Ma la sorpresa più grande me l'ha fatta la mia migliore amica quando sono entrata in camera mia, con pensierini, quelli che ti porti dietro per tutta la vita, seguiti da parole strappalacrime. E tra un messaggio d'aguri e l'altro ho cercato di dirle quanto ci tengo a lei e quanto è stupenda. Credo proprio di non dormire stanotte. Perché oggi penso a me. Penso alla giornata che passerò con lui al mare, nella nostra stanza di albergo a vedere lui più contento di me per il mio compleanno, intento a farmi sentire regina.

Sono felice anche se ancora non mi rendo conto di cosa è successo.
Sono felice.

Vado a scrivere due righe da lasciare ai mei
domani sera.
Infondo sono quelli che si meritano tutto
più di tutti.


Sono felice.

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venerdì, 20 luglio 2007 at 21:14
E come disse la mia saggia prof di filosofia:
"Cogito ergo Sum...sed quid sum? 'Na schifezza, ecco cosa sono"

Con la differenza che lei l'aveva detto ridendo...

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giovedì, 12 luglio 2007 at 01:38
Mi sento come Thora Birch in Ghost World. è deprimente sentirsi Thora Birch in Ghost World. A dire il vero mi sono sempre sentita un pò Thora Birch in Ghost World. Sempre a fare progetti a lunga scadenza mentre critica la società e le persone che tutti i giorni si incontrano. è deprimente per il semplice fatto che non è così facile. Ti prometti una cosa, ti conosci, fai quello che fai sempre e un giorno incontri Seymour, la variabile dipendente che metti nel tuo esperimento chiamato "Vita" e che tutto d'un tratto si trasforma nella variabile indipendente e non ci puoi fare più niente. Disprezzi, compri.  Lotti, molli. Non vuoi più quello che volevi. O meglio: non sei più sicura di sapere quello che sapevi. è deprimente essere Thora Birch in Ghost World. Mi sento  Enid sulle spalle che schernisce un Seymour per poi accalappiarselo a tutti i costi, conquistarlo e infine buttarlo. E così butta la sua vita da qualche parte, da non si sa dove. Prende quel pullman. Quel pullman al quale era stata cancellata la linea da secoli. Quel pullman atteso incessantemente dal vecchino sulla panchina. Quel pullman che Enid ha preso. Quel pullman che la porterà a Liverpool, credo o comunque sia da qualche parte. Lontano. Lontano da Seymour. Lontano dalla sua Vita.



Però nei panni di Mr. Pink, Steve Buscemi mi piace da morire.
Basta coi soliti belloni.

"Sai cos'è questo? è il più piccolo violino
del mondo che suona solo alle cameriere"

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giovedì, 05 luglio 2007 at 21:34
On Air: Lamb of God - Walk With Me in Hell

Stamattina, alle 7:00, mi ha svegliata una telefonata.  Trovo stranamente il cordless sul comodino e con voce fioca rispondo. "Sono a casa tua, aprimi" la sua voce mi risultava così insolita. Mi alzo, mi infilo i pantaloni e con qualche difficoltà cerco il pulsante per aprire il cancello. Qualche attimo di titubanza e apro la porta. Lo vedo, mi mostra un sorriso. Teneva un foglio e una rosa bianca in una mano, nemmeno sapeva che fosse il mio fiore preferito dato che ha chiesto alla vicina di poterne prendere uno. Mi aveva portato la colazione perché sa che la mattina non la faccio mai. Forse non gli ho mostrato la felicità che si meritava nel vederlo ma sono davvero contenta. Contenta anche se l'amaro non è stato coperto del tutto. Continueranno per te gli esami e starò a vedere se li supererai tutti. Non ti vorrei bene se con le sorprese mi dimenticassi i tuoi errori. Lo sai. Però mi hai fatto capire che ti sei ricordato che oggi dovevano essere 16 mesi. Quiindi, dato che mi hai toccato, diciamo che oggi ti odio un pò di meno.

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